IL CIRCOLO VIRTUOSO DEL CONSUMO

Strategie di riciclo per l’avanguardia del packaging.

La sfida posta all’industria dell’imballaggio è per molti versi una rivoluzione, ma il settore sta reagendo con tecnologie avanzate, ottimizzazione produttiva e creatività: l’identità “usa e getta” di quasi ogni packaging è diventata improponibile. L’emergenza ambientale impone una riconsiderazione del concetto di materia prima: i nuovi materiali e design, oltre ad essere pensati per il riciclo a valle, nascono rigenerati post-consumo nella percentuale più alta possibile, talora il 100%, che garantisca le prestazioni di protezione e di attrattiva estetica chieste all’imballaggio.


In trasparenza si pregusta la miscela di tè da sorseggiare: le capsule di Avory One realizzate con il copolimero PP Qrystal di Sabic, ottenuto da materiali plastici post consumo.
Le resine da riciclo chimico sono in linea con i requisiti estetici e prestazionali dell’esigente comparto cosmetico: Qualiform ha scelto due gradi di Cristal Renew di Eastman.
Nate rinnovabili: le resine a
base di poliolefine Bornewables di Borealis sono certificate ISCC Plus e adatte al contatto con gli alimenti e i
prodotti per l’igiene.

RIGENERATI E TRASPARENTI

L’involucro può anche essere attraente, ma il desiderio di vedere cosa stiamo per acquistare è un impulso non meno forte. La trasparenza è una proprietà cruciale in moltissime tipologie di imballaggio e non è facile ottenerla con materiali plastici riciclati post consumo. Per le macchine di Melitta Single Portions, Avory One ha realizzato capsule trasparenti, resistenti al calore, che permettono agli estimatori di scegliere il gusto e la fragranza lasciando a vista la miscela di tè. Sono prodotte con il copolimero di polipropilene Qrystal di Sabic, certificato come circolare da ISCC (lnternational Sustainability & Carbon Certification, agenzia indipendente che traccia il contenuto di risorse sostenibili impiegato nell’industria) perché realizzato con il criterio ‘mass balance’, in cui la quantità di materiale vergine impiegato per produrla è sostituito da una quantità analoga di risorsa ottenuta tramite riciclo chimico di rifiuti post consumo, e riciclabile a fine vita. La trasparenza e la sostenibilità così intese sono comuni alla famiglia Cristal Renew di Eastman. Lucidi, facilmente colorabili e di lunga durata, i gradi EB062-50 ed EN076-50 sono costituiti per il 50% da resina ottenuta da riciclo chimico: Qualiform li ha adottati per inserire alternative a minore impatto ambientale nella propria gamma di flaconi per cosmetici di fascia alta. Indistinguibili per prestazioni ed estetica dalle colleghe in PET e PETG, le bottiglie Georgia e Quadratus da 100 ml ed Elegance da 200 ml sono state realizzate con gli stessi impianti. Il nome di una nuova gamma di prodotti li presenta e li narra: Borealis sottolinea l’origine rinnovabile della gamma di poliolefine Bornewables. Per esempio, per sintetizzare il polipropilene usa il propano di Neste, ricavato da rifiuti e residui vegetali della lavorazione del legno o dell’industria agroalimentare, che non interferiscono con le colture destinate all’alimentazione di persone e animali. Le resine sono certificate ISCC Plus e includono gradi idonei al contatto con il cibo e per la confezione di prodotti dedicati all’igiene: ça va sans dire, sono robuste e di bell’aspetto come le omologhe vergini di origine fossile.

Nella produzione di rPET di grado alimentare Alpla ha conseguito la neutralità climatica attraverso energie rinnovabili e progetti di riforestazione e
depurazione dell’acqua.
A mali estremi soluzioni innovative: l’rPET usato per le bottigliette degli integratori So good so you contiene un
additivo che ne accelera la biodegradazione in discarica.
Un riciclaggio di alta qualità sarà affidato alle filigrane
digitali impresse sugli imballaggi: HolyGrail 2.0 è l’iniziativa pilota promossa da AIM.

NEUTRALE E NATURALE

L’energia richiesta dalla lavorazione di rPET proviene da fonti rinnovabili negli impianti di rigranulazione che Alpla ha allestito a Wöllersdorf, in Austria, e a Radomsko, in Polonia: in questo modo la resina di grado alimentare riduce del 90% le emissioni di anidride carbonica connesse alla sua produzione. Il rimanente 10% è imputabile a fattori ineliminabili come, per esempio, il trasporto della materia prima agli impianti di riciclaggio. Ma Alpla può affermare che il proprio rPET ha raggiunto la neutralità climatica, ovvero zero emissioni, perché l’impatto ambientale delle emissioni residue è bilanciato dagli impegni intrapresi con l’associazione Klimaneutralitätsbündnis 2025 e l’ONG Helioz: supporta un progetto di riforestazione in Nicaragua, la sostituzione di forni a carbone, tradizionali in Cina, con quelli alimentati da biomassa e fornisce a Helioz le bottiglie in PET usate per monitorare la depurazione dell’acqua tramite apparecchi solari in Asia e Africa. Sembra una facile equazione ma tutt’altro che scontato è il risultato della scelta di Datepac, azienda checonfeziona datteri per il brand statunitense Natural Delights: ha abbandonato le vaschette e i relativi coperchi termoformati in PET bianco trasparente per gli imballaggi PinnPack Green, realizzati con rPET 100% riciclato da bottiglie che contenevano Sprite, 7-UP e altre bevande di verde vestite. “Le materie plastiche riciclate di colore verde non trovano facile collocazione – sottolinea David Baxter, brand manager di Natural Delights – perché le persone sono abituate a contenitori bianchi”. Ma il verde è il colore della natura e le vaschette, prodotte da PinnPackFood (controllata di Carbon LITE) senza l’aggiunta di alcun pigmento a posteriori, raccontano la propria origine con una firma in rilievo e un’etichetta esplicativa. Il progetto è rimasto in incubazione per quattro anni, diffondendosi gradualmente come imballaggio per prodotti biologici ed è potenzialmente ‘circolare’, ma la scarsità di punti di raccolta e recupero rende difficile il riciclo a fine vita.

IL VANTAGGIO DI FARLI SPARIRE

Le BtrBtl, contrazione di Better Bottle, sono le nuove bottigliette da 50 ml che il marchio So good so you utilizza per commercializzare i propri integratori alimentari, realizzate con rPET 100% riciclabile e biodegradabile. Contengono un additivo proprietario che distrugge il 30% del materiale in meno di un anno senza generare microplastiche. I test che lo provano seguono la norma ASTM D5526-94 per la biodegradazione accelerata, la stessa che registra un valore annuo del 2% per il PET tradizionale. La scelta dell’azienda è motivata dai dati forniti dal World Economic Fund in merito alle percentuali di rifiuti plastici riciclati: intorno al 30% in Europa, il 9% negli Stati Uniti, nulla o quasi nei Paesi definiti ‘in via di sviluppo’. La strategia sostenibile di Ilip è avviata già dal 2002, con la produzione di imballaggi e stoviglie monouso in PLA. L’ultima realizzazione è un vassoio compostabile per il confezionamento in atmosfera modificata della gamma di carne avicola “antibiotic free” di Fileni. Il package termoformato in Mater-bi di Novamont è certificato da CIC (Consorzio Italiano Compostatori); il suo sviluppo, sia per la messa a punto del processo produttivo del vassoio sia per la sua omologazione funzionale, ha richiesto diversi mesi di lavoro in partnership con il produttore di carni biologiche. A.F.

IL NUOVO GRAAL
Le filigrane digitali sono codifiche quasi impercettibili delle dimensioni di un francobollo, impresse sulla superficie degli imballaggi di beni di consumo, e possono contenere molte informazioni: produttore, SKU (Stock Keeping Unit, ovvero la posizione che l’articolo occupa a magazzino), tipo di materiale plastico, composizione dei multistrato, per uso alimentare e non, ecc. Quando fa il suo ingresso in un impianto di selezione dei rifiuti il package è smistato correttamente insieme ai materiali compatibili grazie a una telecamera ad alta risoluzione. Oltre che come ‘passaporto per il riciclaggio’, le filigrane digitali possono essere usate per interagire con i consumatori, tracciare la supply chain, gestire i punti vendita. L’Associazione Europea dei brand (AIM), con il sostegno del programma New Plastics Economy della Fondazione Ellen MacArthur, ha individuato in questa tecnologia uno strumento utile per incrementare il riciclaggio di qualità degli imballaggi post consumo. L’iniziativa prevede una fase pilota che ne convalidi la fattibilità su larga ed è stata chiamata “HolyGrail 2.0”, il Santo Graal: forse a scopo scaramantico, poiché è auspicabile che la creazione di un’economia circolare sia impresa più agevole di quella cui si allude.

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